jeudi 23 juin 2016

Articolo Il Caffè

Per il settimanale ticinese della domenica "Il Caffè", Omar Ravani ha intervistato Flavien Conne (ex hockeista su ghiaccio), Marc Hottiger (ex calciatore) e me prima della partita Svizzera-Francia del 19 giugno 2016:

Il derby della frontiera romanda fra scommesse, sfottò e speranze

I derby sono sempre delle partite speciali. E ogni regione linguistica ha il suo. I ticinesi sentono molto le partite contro l’Italia, gli svizzeri tedeschi quelle contro la Germania. La loro sfida suprema i romandi ce l’avranno questa sera quando la nazionale svizzera incontrerà quella francese. E sarà un confronto ancora più importante, visto che in palio a Lilla oggi, domenica, ci sarà l’egemonia nel gruppo A. 

"L’attesa è grandissima, e a Ginevra gli sfottò reciproci sono già iniziati qualche settimana fa - racconta Flavien Conne, ex giocatore dell’Hockey club Lugano e della nazionale -. Ci sono colleghi di lavoro che si punzecchiano, scommesse fra amici e tutto quello che caratterizza le vigilie dei grandi eventi. L’ambiente ricorda molto quello che si vive in Ticino quando la Svizzera affronta l’Italia".

L’attaccante ricorda con piacere l’attesa che precedeva le sfide contro i transalpini. "Noi però le vivevamo da tutta un’altra prospettiva, perché i favoriti sul ghiaccio siamo sempre stati noi -ricorda Conne -. Perciò ci trovavamo di fronte degli avversari motivatissimi, che giocavano alla morte. Nel calcio è tutto un altro discorso, perché la piccola Svizzera affronta una squadra fortissima, senza punti deboli, che per di più gioca in casa. La pressione è sui "galletti" e i rossocrociati possono approfittarne. I "bleus" hanno dietro di loro un intero Paese che si attende un grande risultato, un po’ come succede quando ci sono dei Mondiali di hockey in Russia. Mi ricordo che un paio di volte noi siamo riusciti a far tremare la "sbornaja". Indissolubilmente legato al Lugano, Conne ha però giocato anche con l’Ambrì, prima di indossare la maglia bianconera. È quindi uno dei pochi privilegiati ad avere vissuto le emozioni di sfide talvolta epiche su entrambi i fronti. "Ecco, se devo pensare a qualcosa che si avvicina a quello che si percepisce a Ginevra prima delle sfide con i "galletti", il derby di hockey mi sembra calzi a pennello. Però le passioni nelle partite tra Ambrì e Lugano sono legate all’amore per i propri colori e poco più, mentre quando si affrontano due nazionali entrano in gioco anche aspetti sociali. Penso ad esempio ai molti frontalieri che ogni giorno varcano i confini. Alla fine tutto si conclude con una pacca sulla spalla o con una cena in comune. Ed è giusto così".

Se la nazionale di hockey ha vissuto i suoi migliori momenti negli ultimi dieci anni, quella di calcio ha invece avuto il suo periodo d’oro negli anni novanta, con la generazione degli Alain Sutter, Marco Pascolo, Kubi Tükyilmaz, Adrian Knup e … Marc Hottiger. "So benissimo di essere una specie di eroe nazionale in Ticino - ammette l’ex rossocrociato, ora alla testa del settore formativo del Team Vaud-Losanna -. Quella rete realizzata al volo di sinistro il 1° maggio del 1993 contro l’Italia mi viene ricordata ogni volta che parlo con un ticinese". Un fatto che testimonia della grande rilevanza che hanno le sfide contro gli azzurri a sud del Gottardo. 

"Per contro a Losanna la rivalità franco-elvetica non è molto sentita, forse perché siamo relativamente lontani dalla frontiera - spiega ancora Hottiger -. Io ho dei bei ricordi legati alle sfide contro le squadre francesi, perché c’è sempre stata una bella atmosfera, sia quando ho giocato con la maglia della nazionale che con quella dei club". 

Il ricordo di quegli anni è ancora indelebile nella mente di molti appassionati di calcio. "Era una nazionale che aveva saputo creare un grosso capitale di simpatia, perché tra le sue file aveva giocatori di tutte le regioni linguistiche. Ogni cantone aveva i suoi eroi. Il Ticino ad esempio era molto ben rappresentato da Kubi Türkyilmaz e da Marco Grassi".

Chi veste oggi con orgoglio la maglia rossocrociata è il portiere della nazionale femminile Gaëlle Thalmann. "Noi per i francesi siamo sempre i piccoli svizzeri - afferma la 30enne -. Il pregiudizio vuole che i nostri vicini siano un po’ arroganti e altezzosi, così molti romandi sentono molto la partita. C’è da scommettere che se arrivasse una vittoria ci sarebbe una grande festa. L’ultima volta che i rossocrociati hanno affrontato i Bleus è finita con una sconfitta molto netta e la sete di rivincita è molto forte. Quando noi ragazze incontriamo la nazionale francese è davvero qualcosa di particolare, non solo per la rivalità, ma anche perché la Francia è una squadra che è entrata stabilmente a fare parte delle nazionali più forti al mondo. Ma con noi non hanno mai la vita facile".




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